Discarica a San Michele: fra demagogia e fallimenti della politica

Facciamo il punto sulla Discarica di San Michele e i comportamenti di una politica che negli anni ha prodotto soltanto frasi fatte e fallimenti.

Sui quotidiani e canali social locali, da settimane, si dibatte su discariche da chiudere e altre da aprire; sui relativi impatti ambientali ed economici; sulla salute pubblica; sulle motivazioni politiche più o meno trasparenti; in sintesi, fiumi di “spazzatura” frammisti a fiumi di parole vane. Ma, in tutto questo susseguirsi di dichiarazioni, la politica che ruolo ha avuto?

La Discarica di San Michele e i fallimenti politici


La politica, dovrebbe prevedere e prevenire situazioni di criticità.
Un poitico non dovrebbe essere ossessionato dal consenso e dai sondaggi.
La politica non dovrebbe sventolare, come una bandiera, al vento di interessi che la fa garrire a proprio piacimento.

Il risultato è quasi sempre lo stesso, ovvero la non decisione.
Il copione sempre più consolidato è lo scarico delle proprie responsabilità.

E come in un film del terrore, di cui si conosce già il finale, l’assassino è sempre il “maggiordomo” che, nell’ambito politico, ha le vesti di un “commissario”.

Il perfetto capro espiatorio che dovrà decidere per conto di chi, pur pagato ed eletto per farlo, non ne è stato capace.

Il commissario, dunque, farà calare la mannaia sui destini di quei cittadini che, a loro volta, diverranno facili prede della più becera speculazione partitica che, pur vestita d’agnello, tende a nascondere il pelo del lupo che agisce d’istinto per puro spirito di sopravvivenza elettorale.

Centrodestra e Centrosinistra


Ma i partiti di centro destra che, solo ora, si stracciano le vesti con flash mob poco credibili, che ruolo hanno avuto in Provincia quando la stessa, nel 2016, ha varato il suo piano dei rifiuti?

E nulla hanno da scusarsi i partiti di centro sinistra che, da 7 anni, governano la Regione?

Chi avrebbe dovuto dare un indirizzo preciso o porre veti altrettanto risoluti, ovvero imporre la chiusura, senza compromessi a ribasso, della discarica di Borgo Montello (la quarta in Italia dopo quella di Malagrotta chiusa dalla sindaca Raggi) dove i dati ARPA indicano un superamento dei limiti di legge e nella quale si attende ancora una bonifica da parte dei gestori privati?

Ma tra partiti e comitati (alcuni dei quali politicamente sbilanciati a destra), che soffiano sulle ceneri della facile protesta, c’è qualcuno che ha fornito qualche valida alternativa per scongiurare la realizzazione di una discarica nelle vicinanze della Plasmon, di un Parco, di due Borghi importanti e dal canale di Rio Martino?

Domande alla politica


Perché chi riveste un ruolo politico non si è opposto nei giusti tempi e nelle opportune sedi istituzionali?
Perché certa politica non ha approfittato della favorevole composizione governativa di chi ha amministrato Provincia e Comune?

Per quale motivo gli stessi partiti che ora innalzano striscioni a favore di fotografo, in questi ultimi trent’anni, non si sono mai visti nei pressi della discarica di B.go Montello?

Come mai non si sono mai spesi, nel medesimo modo di oggi, in difesa degli interessi delle locali popolazioni vessate da anni di effluvi maleodoranti?

Come mai non hanno “messo la faccia” e portato una parola di conforto al civico 3162 di via Monfalcone, dove risiede la famiglia Piovesan?

Lo sanno che lì vive la sig.ra Carla, dai modi garbati ma decisi, combattente irriducibile, che conduce la sua pluriennale lotta contro quella discarica che ha tolto a lei e alla sua famiglia il diritto di respirare?


Un borgo, quello di Montello, che periodicamente commemora la morte di Don Cesare Boschin, testimone scomodo ed oppositore di quel business dei rifiuti illeciti raccontato dal camorrista e testimone di giustizia Carmine Schiavone.

Il ciclo dei rifiuti aldilà della demagogia


Ma tornando alla discarica che si vorrebbe realizzare nei pressi di B.go San Michele, l’amministrazione Coletta, che ha “subìto” l’indirizzo (da ciò che scrive il principale quotidiano locale sembra che l’idea sia stata dell’ex senatore Moscardelli) e il sostegno politico del PD, con cui si appresta a presentarsi alle prossime elezioni amministrative, perché non si è comportato in maniera trasparente

Come mai i cittadini dei borghi limitrofi e quelli a contatto con l’area della discarica non stati coinvolti nel processo decisionali? Cosa hanno fatto Regione, Provincia e Comune in merito?

Il ciclo dei rifiuti, al netto della facile demagogia e della sempre proficua speculazione politica, produce dei residui, a volte speciali, che richiedono lo smaltimento in discarica.
Quella utilizzata per i soli rifiuti detti “inerti” (ma solo in teoria, come ben spiegato dal noto tecnico e ambientalista Giorgio Libralato), ovvero il materiale di scarto non riciclabile, va individuata in ambito provinciale.

Mentre il cosiddetto “prodotto”, ricavato dai siti per il Trattamento Meccanico Biologico (TMB), viene utilizzato nell’ambito del processo termico, anch’esso non totalmente privo di risvolti impattanti sull’opinione pubblica e relativa salute.


M5S Latina: progetto 2021 – Latina M5S


Dove stocchiamo i rifiuti?

Dunque, la parte residuale dei rifiuti di Latina dove viene incenerita visto che nella nostra provincia non vi sono impianti del genere?
A nessuno interessa?

Perciò, a meno che non sia prevista un’altra tecnica di smaltimento, lo “stoccaggio” il cui significato è quello di “conservazione in deposito per un breve periodo di tempo” si può ritenere provvisorio o definitivo?

Nel secondo caso chi assicura le popolazioni che dovranno convivere con la discarica di Borgo San Michele che non dovranno subire le stesse sorti di quelle che vivono a Borgo Montello?
Che tipi di ristori sono previsti per chi subirà, ovviamente, un deprezzamento delle proprie attività e proprietà?
Qualcuno ha già risposto a queste domande dei cittadini dei borghi interessati? Giustamente le persone sono perplesse, spaventate e alla mercé di chi pensa di poter cavalcare politicamente le loro paure.

La realizzazione dell’eventuale discarica di San Michele


Inoltre, volendo riflettere sui tempi di realizzazione, detta discarica:
– anche se ritenuta idonea in base agli ulteriori accertamenti richiesti dal sindaco Coletta;
– anche se, la relativa area, sarà acquisita all’asta giudiziaria a prezzi da saldo e non al massimo rialzo sfavorevole alle pubbliche casse (basti ricordare come andò a finire l’asta per l’acquisizione del rudere della ex ICOS da parte del comune di Latina, sotto l’amministrazione Zaccheo);
in quanto tempo potrebbe divenire operativa?
I più ottimisti dicono almeno un anno.

E nel frattempo, i cosiddetti “inerti”, dove verranno “stoccati”?
I più maliziosi dicono nell’esistente discarica di Borgo Montello, già pronta all’uso e in cui i privati hanno speso milioni di euro per vederla fruttare.

L’area in questione, di circa 20-25 ettari, tenuto conto dell’incapacità cronica dimostrata dal Comune di Latina, in questi ultimi 20 anni, nell’attuare una capillare raccolta differenziata costantemente sotto il 30%, per quanti anni potrà garantire lo stoccaggio dei rifiuti cosiddetti “inerti”?

Ma, al di là di tutte le legittime domande, la risposta più importante è già stata data dal TAR, ovvero che tutti gli attori politici coinvolti hanno fallito e ottenuto quello che volevano, ossia far scadere i tempi, non decidere nulla e lasciare il cerino in mano al commissario ministeriale.

Le chiacchiere stanno a zero


A parte Latina, intanto, nessun comune della provincia (che ne conta altri 32) vuole dare il proprio contributo, in termini di location, per risolvere un problema che, comunque sia, deve essere affrontato in ambito provinciale. Ma Latina, ovviamente, pur essendo città capoluogo, pur colpevole di una inefficienza nella gestione dei rifiuti che dura da un ventennio, non può essere l’unica vittima di un sistema politico fallimentare.

Dunque, il tempo sembra essere scaduto e ciò che rimane sono solo:
– le chiacchiere di una retorica inconcludente e disfattista;
– dei cittadini in balia della facile manipolazione;
– una politica, quella che si è alternata al governo di regione, provincia e comune, inefficiente, inefficace e commissariata.

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