Latina e l’assalto delle liste civetta

Già da un po’ di tempo, sulla stampa locale e su diverse pagine FB, si nota il proliferare di associazioni, alleanze, energie, laboratori ecc., di massima riconducibili ad aree politiche di centrodestra o centrosinistra.Un copione che si ripete ciclicamente ogni cinque anni, ovvero ogni qualvolta la città si avvicina alle elezioni amministrative.Tutti apparentemente impegnati a comunicare la voglia di rottamare, di rinnovare e di dare un diverso impulso politico amministrativo alla città che tanto amano e che tanto voglio veder splendere.

Una sorta di “chiamata alle armi” generalizzata che tuttavia, palesa l’incapacità di attirare l’attenzione di un credibile numero di cittadini disposti a “metterci la faccia”, ovvero disponibili per una lista para civica che ha il solo intento di ingrossare i tabelloni elettorali e portare consensi alle relative coalizioni.

Tutti freneticamente concentrati a sottolineare quello che non è stato fatto, tutti impegnati a sognare quello che si potrebbe fare o far meglio,sventolando la bandiera del cambiamento proponendo giovani già vecchi allo scenario politico.Presto i cittadini di Latina saranno storditi da pagine e pagine di “belle intenzioni”, ore e ore di webinar di confronto, ma la verità è che nessuno avrà l’onestà intellettuale di esporre al cittadino la dura realtà dei fatti: una volta nella stanza dei bottoni il rappresentante eletto si scontrerà con una struttura amministrativa ancora troppo demotivata, sotto organico, sovra responsabilizzata, in alcuni casi impreparata, disorganizzata e priva di quei mezzi tecnologici che, nel 2020, dovrebbero essere parte integrante della pubblica amministrazione.

La realtà dei fatti è che Il cittadino che invia oggi una PEC al Comune può aspettare settimane per, alla fine, sentirsi dire che la mail certificata è stata persa; oppure, addirittura, attendere mesi per non ottenere, alcuna risposta. La macchina amministrativa è ingolfata e non ripartirà di certo con i classici slogan politici ormai sentiti e risentiti. La cruda verità è che i fantastici programmi da centinaia di pagine verranno disattesi se la pubblica amministrazione non verrà messa nelle condizioni di operare al meglio al fine di ottemperare alle esigenze più svariate.

Gli uffici amministrativi del comune devono essere intesi come una canoa dove il relativo equipaggio, al completo, con un’imbarcazione strutturalmente adeguata, deve remare nella medesima direzione con un ritmo ben definito. Facile prevedere l’esito di una regata dove la canoa utilizzata risulti vetusta, con vogatori insufficienti, poco allenati e scoordinati. Ma, come sappiamo, l’assunzione di nuovi dipendenti pubblici, anche facendo ricorso a liste e graduatorie di altre province non è né facile, né rapido, e molti dipendenti, funzionari e dirigenti del comune di Latina vorrebbero scappare via da una realtà lavorativa che, di massima, li soffoca.

Ma allora, perché non chiedere supporto al ministero della Difesa dove sono “parcheggiati” migliaia di militari, alcuni dei quali con elevato profilo tecnico-professionale, attualmente “in ausiliaria” e che percepiscono un reddito fisso ma senza essere più in servizio poiché in attesa del pensionamento definitivo, dunque impiegabili, secondo la legge, nei comuni di residenza? Qualcuno ci ha mai pensato? Si è mai percorsa questa strada per cercare di tamponare, almeno in parte, una situazione dannosa per la macchina amministrativa, tale al punto di rallentare o vanificare qualsivoglia buona intenzione?

La nostra splendida città, come l’Italia, in questa situazione pandemica ha bisogno del contributo di tutti per ripartire e per fare in modo che i conseguenti danni economici vengano al più presto sanati. I militari, sia per deformazione professionale sia per il giuramento prestato di fedeltà alla Repubblica, potrebbero dare un contributo fattivo per la ripresa di un comune, come quello di Latina, che sembra ancora troppo impantanato tra burocrazia e impotenza colposa.

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