Una penna populista

Come si suol dire: prima ti osservano, poi ti criticano, ti invidiano ed alla fine ti imitano. Nessuno ci fa caso, ovviamente, ma quelle parole considerate “populiste” in primis dal sistema corporativo mediatico, e poi dagli organismi partitocratici, si sono ampiamente diffuse e radicate nel lessico dei più feroci detrattori del cosiddetto “grillismo”.

Temi come: “acqua pubblica; rispetto dell’ambiente; efficientamento dei trasporti; ampliamento della connettività e sviluppo eco-sostenibile”, ovvero i cinque pilastri programmatici del Movimento dal 2009, ora al centro dell’agenda politica europea e del relativo “Next generation EU”, sono stati sempre visti come fumo negli occhi dall’«intellighenzia» nazionale. Per non parlare di concetti come: “democrazia partecipata, reddito di cittadinanza, taglio dei vitalizi; restituzione di parte degli emolumenti parlamentari, ecc. ecc.”; marchiati a fuoco come pensieri eretici perciò impronunciabili da chiunque si ritenesse estraneo e distante dalla demagogia pentastellata.

Eppure, a distanza di due lustri dalla nascita del Movimento, i sopra citati temi e concetti, una volta rifiutati a priori, vengono riciclati, senza imbarazzo alcuno, sia dalla destra che da alcune note penne nostrane. Perciò, a noi “contraddittori”, “disequilibrati”, “antidemocratici” grillini (ce lo diciamo da soli prima che ci venga ribadito in qualche piccata replica), non può che spuntare un sorriso ogni qual volta ci capita di leggere qualche velina politica in cui si sottolinea come il futuro della nostra città sia dipendente dalla “blue economy e dall’innovazione”.

Ma quando, addirittura, leggiamo qualche “penna” criticare legittimamente sia la maggioranza che l’opposizione, rei di non aver saputo, in tempo di COVID, rinunciare nemmeno a parte dei propri gettoni di presenza facilmente guadagnati in consigli comunali e commissioni effettuate solo via WEB, allora, non possiamo che esultare e spingerci a pensare che, probabilmente, non eravamo poi così demagogici nel chiedere, in tempi non sospetti, una maggiore empatia, oculatezza e parsimonia da parte dei rappresentanti eletti democraticamente dal popolo.

Un vecchio aforisma cinese cita: “Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”; ebbene, dopo dieci anni di attesa, possiamo affermare di averlo visto ieri scivolare tra le righe redatte da una nota penna nostrana che, ovviamente a sua insaputa, sarà stato contagiato dal virus del populismo grillino.

E poco importa che sia stato proprio il Movimento, da sempre ritenuto un corpo estraneo da espellere senza remore, a costringere la politica nazionale: ad adeguarsi e auto-controllarsi; a ridurre il numero di innominabili e impresentabili; ad abbassare l’asticella anagrafica ed alzare il livello d’istruzione dei propri rappresentanti. Non a caso, le ultime due legislature, hanno fatto registrare sia un sensibile ringiovanimento dell’emiciclo, sia il più alto tasso di laureati all’interno del Parlamento. Merito che ancora poche penne riconoscono al Movimento ma che, nonostante tutto, resta un dato di fatto incontrovertibile: aver provato a “non lasciare indietro nessuno” anche grazie a provvedimenti come il reddito di cittadinanza.

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