Sull’Autostrada Roma Latina arrivano le chicche Di Cocco

Le ultime uscite del Di Cocco sull’autostrada Roma-Latina ci hanno fatto capire che la politica pontina sforna statisti soliti trovare facile sponda sulle pagine di certa stampa che, pur percependo contributi pubblici, decide a chi concedere spazio e a chi negarlo.

Le chicche Di Cocco sull’Autostrada Roma Latina

Ma qual è la regola utilizzata dalle redazioni per avallare o cassare un comunicato stampa, ovvero una velina? Sarà la simpatia? Forse il contenuto che non deve essere “politicamente scorretto”? Forse l’ideologia politica di chi decide la linea editoriale? O i temi trattati? Non lo sapremo mai!

Al riguardo, abbiamo notato come il portavoce comunale di Fratelli d’Italia, Gianluca Di Cocco, riesca sempre ad ottenere spazio per le sue veline, evidentemente, considerate d’assoluto interesse pubblico. Ma, a questo punto, non sarebbe meglio proporgli la gestione di una rubrica settimanale dal titolo: “Le chicche Di Cocco”?

Del resto chi ha avuto modo di leggere i comunicati da lui redatti, nonché la sua pubblica missiva: “se lo penso lo dico… se lo dico lo faccio”, non può non apprezzare lo stile pragmatico, tanto dell’imprenditore, quanto del politico dalla visione coerente e lungimirante.


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Ecologia e cemento

Infatti, nella sua velina pubblicata il 12 febbraio, il probabile candidato sindaco del centrodestra ha affermato: “non c’è futuro per Latina senza la blue economy e la digitalizzazione”. Dunque, in estrema sintesi, le parole d’ordine del suo partito sono “innovazione, sostenibilità, tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale”. Chi potrebbe mai dissentire da una visione così ecologista, così green, così proiettata verso la “next generation”?

Eppure, a seguito del suo ultimo comunicato, pubblicato il 18 marzo scorso, siamo rimasti interdetti. Come può il portavoce di un partito, anche se solo in ambito comunale, contraddire l’approccio progressista e ambientalista manifestato solo poche settimane prima? Dalla lettura della velina ci siamo immaginati Di Cocco alla guida di una betoniera intento ad asfaltare ettari di terre. Proprio quei terreni ora parzialmente utilizzati per il pascolo o l’agricoltura. Il fine del Di Cocco? Collegare con una lingua d’asfalto i citati “porti ed aeroporti” presenti (dove esattamente?) tra Tor de’ Cenci e Borgo Piave (questa è sempre stata la tratta autostradale prevista dal progetto ASTRAL).

Ci conforta il fatto che, come noto, l’autostrada tanto desiderata dal Di Cocco, da più di un ventennio venga evocata prima di qualsivoglia campagna elettorale dai soliti partiti, solo per cercare di raccattare qualche voto in più.

Per questo motivo, riteniamo utile ricordare al portavoce locale del partito della Meloni, che la Pontina, dal gennaio 2019, è tornata ad essere una strada statale. Perciò, vi sono tutti i presupposti per fare in modo che sia l’ANAS a prendersi carico dell’adeguamento e totale messa in sicurezza della SS-148, fortunatamente, ancora pubblica e gratuita.

Il Recovery Fund come opportunità

Magari, proprio grazie ai finanziamenti del “recovery fund”, si potrebbe puntare al totale restyling della Pontina al fine di trasformarla, finalmente, in una moderna superstrada (al pari di quelle europee), provvista di corsie d’emergenza, adeguata illuminazione, nuova segnaletica e manto stradale drenante (tradotto per qualche simpatica penna nostrana: “non va asfaltata e basta”).

Solo in questo modo si potranno soddisfare le aspettative di quei pendolari che non desiderano un’autostrada monca e percorribile solo a fronte di un pedaggio che inciderebbe, ulteriormente, su un reddito personale già fin troppo eroso dalla pandemia.

Perché, invece, Di Cocco preferisce correre dietro un progetto tanto faraonico quanto obsoleto? Perché, invece, Di Cocco vuole scaricare il peso economico di un’opera inutile direttamente sulle tasche dei pendolari? Dov’è finito lo spirito green del politico lungimirante che, pur scrivendo di digitalizzazione, non si accorge che la stessa, già oggi, sta spingendo verso la smaterializzazione e remotizzazione del lavoro? Il cosiddetto “smart working” è già una realtà e, nel breve medio termine, questa modalità di lavoro diverrà la prassi che ridurrà sensibilmente il flusso dei pendolari verso le città metropolitane.

Il pedaggio

Dunque, cosa ce ne faremo dell’autostrada a pedaggio Roma-Latina la cui realizzazione richiederebbe, comunque sia, almeno dieci anni? Nulla! Sarebbe l’ennesimo sperpero di denaro pubblico finalizzato a garantire appalti faraonici e profitti per concessionari privati. L’ennesima cattedrale nel deserto cercata da chi, pur riempiendosi la bocca di parole come “innovazione, digitalizzazione, sostenibilità e tutela dell’ambiente”, non sembra in grado di pianificare un futuro che la pandemia ha già condizionato e rimodulato verso nuovi stili di vita.

I cittadini hanno compreso, purtroppo sulla loro pelle, che l’eccessivo consumo di risorse (energetiche, economiche, ecc.) comporta dei costi e delle servitù, per i rispettivi territori, direttamente proporzionali (es. discariche, inceneritori, ecc.) non più accettabili. Ecco perché si deve cercare di cambiare l’assioma che la crescita economica sia connessa esclusivamente al consumo, nell’accezione più ampia del termine. Ecco perché, in tale ambito, riveste particolare importanza l’ottimizzazione e rigenerazione, per quanto possibile, delle risorse già a nostra disposizione.

Dunque, quanto può risultare credibile un potenziale candidato sindaco che, a parole, indica una via ecosostenibile ma, in realtà, sembra essere ancora legato alle logiche del consumo a tutti i costi?

Ai cittadini l’ardua sentenza.

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